Oggi facciamo parlare un personaggio famoso che ha avuto la forza, oramai molti anni fa, di ribellarsi alla schiavitù dell’alcol ed è l’uomo che ha rischiato di passare alle cronache (musicali) come il batterista più sottovalutato di tutta la storia del rock. Parliamo di Ringo Starr che, per una leggenda mai chiarita, è stato a lungo definito dalla critica come “il più scarso dei quattro”. Niente di più falso: Richard Starkey (questo il suo vero nome) è stato uno dei batteristi più raffinati che la scena del rock inglese degli anni ‘60 e degli inizi dei ‘70 abbia prodotto, capace di inventare ritmiche vertiginose, fuori dagli schemi, e farle sembrare normale amministrazione. Oggi la sua “riabilitazione” può dirsi completa e universalmente riconosciuta, cosa che ha sicuramente contribuito a fargli festeggiare in modo ancor più sereno il suo 85° compleanno, il primo dei due componenti dei Beatles ancora in vita, a raggiungere quest’invidiabile traguardo.
In tale occasione il New York Times ha ospitato proprio in questi giorni, sulle sue pagine, una lunghissima intervista Ringo a firma della critica musicale Lindsay Zoladz, nel corso della quale l’ex Beatles si racconta in maniera ironica e scanzonata, come è sempre stato nel suo stile.
E racconta anche come sia ancora attiva la sua vita, infatti (così come d’altronde anche Paul McCartney) non si è mai ritirato dall’attivita musicale, considerando che, solo negli ultimi sette mesi, Starr ha pubblicato un album country registrato a Nashville ed è stato in tour con la sua All-Starr Band. In occasione poi di una recente esibizione della All-Starr Band al Radio City Music Hall, è salito sul palco con l’energia elastica di un uomo con la metà dei suoi anni e ha trascorso gran parte dello spettacolo dietro a una batteria rialzata, facendo “bopping” (ovvero scatenandosi in movenze a ritmi forsennati).
Su una cosa però ha preferito tenere un tono serio e concreto con la sua intervistatrice ed è stato quando le ha raccontato del suo problema con l’alcol.
Parlando infatti del suo singolo del 1974 “No-No Song” (“Non la bevo più, sono stanco di svegliarmi sul pavimento”), ha dato un’indicazione precisa del perché sia invecchiato come “il Benjamin Button originale” come ha ricordato anche il suo fraterno amico, il batterista Max Weinberg, facendo così esplicito riferimento alla pellicola interpretata da Brad Pitt, nella quale il protagonista invece di invecchiare, inizia a ringiovanire . “Il sentimento di questa canzone”, ha detto Starr al pubblico, “è il motivo per cui sono su questo palco oggi”. Ovvero la decisione di uscire dalla sua dipendenza dall’alcol mantenuta con grande perseveranza visto che lui e sua moglie Barbara Bach sono sobri ormai dal 1988.
Beh! Complimenti e auguri vecchio Richard e grazie per regalarci ancora il piacere di ascoltarti e di farci emozionare come quando, insieme ad altri tre ragazzi di Liverpool, decidesti di cambiare per sempre il corso della storia musicale del XX° secolo. Alla prossima uscita…

