Proprio un anno fa il 23 Aprile 2025 appariva il Report: “Message from the bottle: The Rapid Rise of TFA Contamination Across the EU” firmato dal gruppo di studiosi costituito da Helmut Burtscher-Schaden (GLOBAL 2000) Sarah Langemann (Global 2000), Angeliki Lyssimachou (PAN Europe), Salomé.Roynel (PAN Europe) e pubblicato sul sito di PAN Europe (Pesticide Action Network Europe). PAN Europe è una rete globale europea nata nel 1987 con l’obiettivo principale di tutelare la salute umana e dell’ambiente attraverso la riduzione dell’uso di pesticidi chimici in agricoltura. PAN Europe sostiene e pubblica i risultati di studi che si occupano di sanità alimentare e ambientale e in questo particolare report sono pubblicati i risultati sperimentali relativi alla presenza di acido Tri Fluoro Acetico (TFA) in acqua e vino.
Ma di che sostanza si tratta? TFA è un acido organo-fluorurato forte, liquido, incolore e corrosivo, costituito da una piccola molecola fortemente idrofila che quindi ha una spiccata affinità con l’acqua ed è capace di assorbirla o sciogliersi in essa, può facilmente penetrare ovunque, è altamente persistente nell’ambiente ed è difficile da eliminare con procedimenti chimico-fisici. Questa piccola molecola deriva per lo più da molecole più grandi e complesse generalmente denominate PFAS (Sostanze Poli Fluoro Alchiliche). Gran parte delle PFAS vengono prodotte da attività industriali, ma queste sostanze fluorurate sono contenute anche nei pesticidi usati in agricoltura per aumentarne l’efficacia anche se spesso gli agricoltori non sono consapevoli della presenza di PFAS nei pesticidi perché non è segnalata in etichetta. Le molecole PFAS sono state sintetizzate fin dagli anni ’40 e sono definite “inquinanti eterni“ per la loro estrema persistenza nell’ambiente e nel corpo umano. Un’ulteriore fonte significativa di TFA nell’ambiente è costituita dai gas fluorurati (F-gas), che sono anch’esse sostanze chimiche di sintesi largamente usate principalmente in refrigerazione e di cui si sa che contribuiscono al fenomeno del riscaldamento globale. TFA si trova ovunque, nella pioggia, negli oceani, nei laghi, nelle acque sotterranee, nei suoli, nelle foglie e nel sangue umano ed è considerato una minaccia poiché si accumula senza degradarsi e la sua emivita nell’ambiente è considerata pressoché indefinita in condizioni naturali, rendendolo un contaminante ubiquitario. Sebbene gli studi specifici di Assorbimento, Distribuzione, Metabolismo, Escrezione (ADME) siano ancora limitati, studi sperimentali citati dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) indicano valori di emivita di TFA dell’ordine di alcune ore/giorni per l’eliminazione dal corpo, ma la sostanza rimane permanente nel terreno e nell’acqua. Viene assorbito anche dalle radici delle piante, ed è stato rilevato in concentrazioni significative in diversi prodotti ortofrutticoli ed anche nel vino europeo. In particolare, gli studi sperimentali rilevano che la concentrazione di TFA trovata nelle materie prime come frutta e verdura è minore rispetto alla maggiore concentrazione ritrovata nei prodotti derivati come succhi di frutta, birra e tè, oltre che nelle acque potabili in bottiglia e nel vino. Questa evidenza potrebbe indicare anche una contaminazione significativa avvenuta durante il processo di lavorazione della materia prima attraverso il contatto con le sostanze dette fluoro-polimeri, cioè i polimeri speciali come ad esempio il Teflon, che contengono atomi di fluoro, e sono noti perchè hanno un’eccezionale resistenza chimica, termica, e una bassissima adesività e per cui sono utilizzati per realizzare utensili antiaderenti.
Lo studio di PAN Europe è stato condotto in dieci Paesi Europei per valutare l’andamento della contaminazione da TFA in Europa, e i relativi rischi per l’ambiente e la salute pubblica. In particolare poiché TFA è presente anche in misura significativa in tutti i tipi di fonti idriche, lo studio si è proposto di indagare se, e in che misura, questa sostanza chimica persistente si accumuli nei prodotti di origine vegetale. Il vino è stato scelto come oggetto dell’indagine per il fatto che si tratta di un prodotto agricolo conservato fin dai decenni passati, è facilmente reperibile e permette di effettuare analisi comparative. Quindi il vino invecchiato è considerato un indicatore idoneo a valutare se la contaminazione ambientale da sostanze fluorurate è cambiata nel tempo e la sua eventuale progressione. Il report del 2025 “The Rapid Rise of TFA Contamination Across the EU” si basa sull’analisi di laboratorio di campioni di vini europei di varia provenienza e di varie epoche per comparare le concentrazioni di questa sostanza nel vino prodotto in Europa dagli anni ’90 ad oggi. I risultati documentano un aumento significativo dei livelli di Acido Tri Fluoroacetico (TFA) nei vini europei con picchi di concentrazione superiore a 300 (microgrammi) µg/L (0,3 mg/L), riscontrata in alcuni campioni di vino di produzione austriaca. Per avere un termine di paragone sulle concentrazioni consideriamo che in Italia, il Decreto Legislativo n. 102/2025 ha introdotto nuovi limiti per sostanze in acque potabili, ed il limite massimo per il TFA è fissato a 10 µg/L, con entrata in vigore dal 12 gennaio 2027 in accoglimento della direttiva UE 2020/2184 per migliorare la sicurezza idrica. Prima del 2025, la normativa italiana ed europea sugli PFAS (Direttiva UE 2020/2184/in Italia D.Lgs. 18/2023) introduceva limiti per la “somma di PFAS” (0,10 µg/L) e “PFAS totale” (0,50 µg/L), ma non prevedeva un limite specifico per TFA nelle acque potabili. Poiché ad oggi il TFA è considerato un inquinante emergente difficile da rimuovere, è stato necessario un intervento normativo specifico per monitorarlo separatamente dalle altre sostanze poli fluoro alchiliche. Attualmente non esistono limiti legali specifici fissati a livello europeo per il TFA negli alimenti o nel vino, ma solo per le acque potabili.
I risultati dell’analisi dei vini europei dimostrano un aumento esponenziale di TFA dal 2010, con livelli medi di 122 µg/L nel 2021-2024. TFA non è rilevabile nei vini prodotti prima del 1988 mentre dal 1988 al 2010 TFA è aumentato da 13 a 21 µg/L, e dal 2010 in poi TFA è salito a 40 µg/L e poi a 122 µg/L. Il massimo valore rilevato è 320 µg/L in un vino bianco del 2024 e comunque la media in vini recenti è 156 µg/L. I vini di produzione recente analizzati contenevano residui di pesticidi oltre TFA, con una media di tre sostanze per tipo di vino e in un singolo caso con la presenza di otto residui. Vini con livelli elevati di TFA tendono a contenere più residui di pesticidi per cui si ipotizza un collegamento tra uso di pesticidi e contaminazione negli alimenti.
La divulgazione dei risultati di questa indagine di PAN Europe che evidenziano l’aumento di TFA nei vini prodotti in Europa, è stata ripresa anche dalla stampa italiana in diverse occasioni. Per esempio, il 30 Maggio 2025 il quotidiano Repubblica riportava che i vini più contaminati sono risultati quelli austriaci, con una media di 156 microgrammi di TFA per litro, seguiti nell’ordine da quelli francesi e belgi. Non sfuggono alla contaminazione alcuni vini della nostra penisola, tra cui il Chianti con 120 microgrammi di TFA per litro, il Prosecco con 69 microgrammi e il Kalterersee (prodotto nella zona del Lago di Caldaro in Alto Adige), con 43 microgrammi/L. E non sono esenti da contaminazione neppure i vini biologici, visto che tutti contengono TFA anche se in concentrazione inferiore. A dicembre 2025 sono stati divulgati i risultati del nuovo studio di PAN Europe sui cereali che dimostrano contaminazione su tutti gli alimenti e a Gennaio 2026 tali risultati sono stati pubblicati anche dal “Fatto Alimentare” che segnala la presenza di TFA nell’acqua, nel vino e negli alimenti.
Ma qual è il rischio relativo alla presenza di questa sostanza? Quantificare un pericolo per la salute dovuto a TFA non è facile anche se, secondo l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), alle concentrazioni oggi osservate, il TFA non rappresenta un rischio acuto immediato. Tuttavia, anche se il suo profilo tossicologico a lungo termine non è stato ancora definito, le autorità sanitarie come quelle tedesche e l’Agenzia Europea delle Sostanze Chimiche, (ECHA) hanno recentemente riclassificato il TFA come tossico per la riproduzione cioè in grado di danneggiare la fertilità maschile/femminile e lo sviluppo del feto. Inoltre le evidenze più recenti suggeriscono, oltre all’apparato riproduttivo, possibili effetti su fegato e sistema endocrino. Da considerare che TFA è una piccola molecola che sembra avere un’emivita nell’uomo molto più breve rispetto ai PFAS a catena lunga da cui deriva, che permangono nell’organismo per anni. Il problema però non è la singola dose o l’esposizione occasionale ma la sua assiduità perché se TFA è presente in piccole concentrazioni nell’acqua, nella frutta e, in misura maggiore, anche nel vino, la nostra esposizione diventa quotidiana.
E’ possibile ipotizzare quindi che un uso abituale ed eccessivo di vino possa aumentare in modo significativo anche l’esposizione a sostanze chimiche come TFA. Ad oggi i dati disponibili non consentono di valutare esattamente la portata di rischio ascrivibile a TFA ma è possibile che la presenza rilevata di questa molecola rappresenti un fattore complementare di rischio per la salute che, se associato all’uso eccessivo di alcol, si aggiunge ad altri effetti tossici dell’alcol stesso. Tra questi è ben noto il rischio oncologico documentato da numerosi studi che nel corso degli anni hanno dimostrato il ruolo dell’alcol nell’insorgenza di svariati tumori. E se è vero che astenersi dal bere alcolici non garantisce di per sé l’immunità da molte patologie tra cui il cancro, c’è unanimità nel ritenere che bere alcolici significa comunque aumentare di molto i rischi per la salute anche in considerazione di una possibile ulteriore esposizione ad altre sostanze chimiche esogene contenute nelle bevande alcoliche, oltreché all’alcol stesso .
Di certo, per migliorare la qualità del consumo e promuovere stili di vita salutare, risulta essenziale il ruolo dell’informazione scientifica basata sulle evidenze sperimentali e va incoraggiato il confronto continuo tra ricerca, produzione e consumatori
Rosanna Mancinelli, Maggio 2026
